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Una favola di inizio Quaresima per ricordarsi di fare penitenza durante l’ingresso nel secondo decennio del terzo millennio.
Timeo Danaos et dona ferentes. Mi fanno una paura bestia i Danai ed ancor più i doni che portano.
Danao era uno jettatore tremendo. Era re della Libia, nipote di Poseidone, pronipote di Io [colei che fu sedotta da Zeus sotto forma di toro e che diede il nome al Bosforo: Boùs pòros, passaggio della vacca], cugino di Europa [madre dei tre giudici infernali Minosse, Sarpedonte e Radamanto], fratello di Egitto [despota arabico che aveva conquistato il paese del Nilo e vi aveva instaurato un dominio tirannico], padre delle cinquanta Danaidi e capostipite della stirpe dei Danai: gli Occidentali, gli Argivi, gli Achei, the Westerners … … quelli che hanno fatto paura, teso inganni e fregato tutto il resto del mondo, insomma. Ai Danai se ne stavano tranquillamente contrapposti i Turun [noti anche come gli Etrurun, i Tyrsenoi, i Tirreni, gli Orientali] in una parola: i Troiani. Sarà anche stata una storia di donne e non di interessi commerciali ma, non appena si sono incontrati, Danai e Troiani si sono da subito menati di brutto. E dopo una decina di anni erano ancora lì a suonarsele … Per farla breve: a chiudere la partita venne inventato l’inganno del Cavallo di Troia e a Laocoonte, il più saggio dei Troiani, come lo vide venne fuori dal profondo la frase storica : Timeo Danaos et dona ferentes - Mi fanno una paura bestia i Danai ed ancor più i doni che portano. Sfiga lo colse seduta stante sotto forma di mostri del Loch Ness che uscirono dal mare e divorarono lui ed i suoi due figli. Dopodiché quei rimbambiti dei Troiani decisero di accettare il dono dei Danai, lo portarono dentro la rocca e diedero della portasfiga anche a Cassandra che dopo una semplice occhiata al cavallo aveva capito tutto e se ne era uscita con un: “Ma guarda, è pieno di Achei in armi”. Sappiamo tutti come è andata a finire … Quello che è meno noto è che, pur essendo attualmente noi “Westerners” a pieno titolo, le nostre ascendenze non sono tra i Danai ma tra i Turun/Troiani. E’ per via delle storie di Antenore e dei Veneti, di Enea e di Albalonga, degli Etruschi/Tirreni e di altre simili. Ma i Danai sono tuttora tra noi e portano doni … Danao ebbe cinquanta figlie, le Danaidi definite da Virgilio “empie fanciulle dai sanguinosi letti” note perché, come racconta Eschilo, avevano l’abitudine di presentarsi come povere supplici indifese salvo poi scannare senza troppi complimenti gli sposi la prima notte di nozze. Naturalmente il padre “al delitto le incerte figlie minacciando esorta”, narra la Tebaide di Stazio. Non c’è che dire, proprio una bella famiglia. Ovviamente un comportamento del genere non può che scatenare una adeguata punizione divina e Zeus ha punito le Danaidi spedendole agli inferi e condannandole alla cosiddetta “Botte delle Danaidi”: per tutta l’eternità devono riempire d’acqua una botte senza fondo in cui quanta acqua entra, tanta ne esce. L’espressione “Botte delle Danaidi” da allora indica le persone e le amministrazioni spendaccione, coloro che non riescono mai a fare le cose per bene e a risparmiare qualcosa perché non appena hanno un po’ di soldi li vanno subito a spendere in scempiaggini. Appare evidente come la paura bestia verso i Danai ed i doni che portano sia antitetica rispetto allo scialacquare e sia invece sinonimo di operosità e di buona amministrazione. A questo punto … … Patapunfete ! Arriva Malabrocca, detto il Maglia Nera, e questa volta è pure in ottima e abbondante compagnia, bipartisan perfino. Alcuni Danai vogliono fare un dono alla città dove Malabrocca ricopre un’importante carica istituzionale. Una persona un minimo ragionevole si chiederebbe subito: “Perché lo vogliono fare? Cosa vogliono in cambio e dove sta la fregatura?”. I Danai le risposte a queste domande le sanno benissimo, ma mica le vengono a dire a noi, si limitano a ribadire che intendono intensificare la propria attività nel campo dell’arte e della cultura ed in quello della valorizzazione del patrimonio architettonico. Ottime motivazioni politicamente corrette, anche il cavallo di Troia era un’opera d’arte, ma condite anche da espressioni pesanti (replay della maledizione mostri di Loch Ness – Laocoonte) ai Troiani/cittadini riunitisi in comitato si dice piatto piatto: “Vi riceviamo per cortesia, ma voi non contate nulla; per noi contano solo le istituzioni”. Eh già, i Danai concepiscono solo l’oligarchia e considerano con fastidio la democrazia. Insomma, per farla breve, il dono dei Danai consiste in un pacchetto di soldi (destinato a finire velocemente come l’acqua nella botte delle Danaidi), in un’area verde storica che sarà obbligatorio trasformare in edificato (in nome dell’amore per l’arte) ed in una variazione d’uso di un edificio d’epoca per poterlo trasformare in residenze private. Non esiste il benché minimo rischio che questo dono porti pochi benefici alla collettività e faccia principalmente gli interessi del privato, ne esiste la certezza. La domanda è : Ma è mai possibile che queste iniziative e questi “doni”, che vengono proclamati portare alla città un significativo valore aggiunto in campo culturale, senza oneri per la collettività e con un modestissimo (sic) sacrificio del verde, siano sempre imposizioni ? E’ mai possibile che le si inserisca sempre in ragionamenti mono-culturali da ragionieri senza la minima capacità di una visione più ampia e di inserirle in un minimo di percorso condiviso e partecipato ? “No” è una bellissima parola, ma bisogna avere la capacità ed il coraggio di dirla e di dirla prima. E magari un giusto “no” a certi doni non solo eviterebbe di cascare nella “Botte delle Danaidi”, ma contribuirebbe a trasformare i figli di Danao in figli di Solone. Non sarebbe per nulla un male. Confidando di non aver annoiato e soprattutto di non aver offeso nessuno. Buon inizio di Quaresima Marco Brusa
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