DISAPPLICARE IL DECRETO SALVINI DISAPPLICARE IL DECRETO SALVINI

L’anno che si apre non porterà affatto in Italia cambiamenti nel drammatico degrado segnato dalle politiche del neoliberismo e dell’austerity. 

Il governo in carica, prepotente verso i deboli, ma acquiescente di fronte ai prepotenti, ha accettato anch’esso i diktat dell’Unione Europea adottando una manovra che riduce sensibilmente gli impegni in tema di pensioni e reddito di cittadinanza, dà invece un ulteriore e significativo impulso allo stravolgimento del sistema fiscale a vantaggio degli abbienti, prosegue nello smantellamento dei servizi pubblici e nelle privatizzazioni e accetta di mettere in conto per il prossimo anno un abnorme aumento delle imposte indirette che potrebbe avere un effetto micidiale sui ceti popolari.

In un Paese in cui prosegue e si accentua la ineguale distribuzione delle ricchezze, non si intravede alcuna inversione di tendenza; il governo persegue cinicamente e quotidianamente l’obiettivo di scaricare sui soggetti più deboli le inevitabili tensioni sociali che derivano dalle ineguaglianze, dall’ingiustizia sociale e dalle frustrazioni che si generano da una società lasciata priva di prospettive di crescita economica e civile.

L’applicazione dell’anticostituzionale decreto Sicurezza e i porti chiusi verso i migranti salvati in mare dalle navi delle organizzazioni umanitarie rappresentano il “cuore” disumano e criminale della cultura politica di un governo che indica negli immigrati il capro espiatorio imitando sempre più da vicino gli orrori che caratterizzarono l’Italia e l’Europa nella prima metà del secolo scorso.

La scelta di disobbedienza annunciata dai sindaci di alcune importanti città rappresenta un fatto politico e di civiltà che deve essere sostenuto dalla mobilitazione della società civile.

E’ da barbari e da vigliacchi infatti lasciare la gente in mare; è da barbari e vigliacchi negare il permesso di soggiorno a migliaia di profughi che hanno già ricevuto la protezione umanitaria per lasciarli in balia di se stessi senza più aiuti e consegnarli deliberatamente alla clandestinità con tutto quanto poi ne consegue.

Il nostro Partito, a livello nazionale e a livello locale, come altre organizzazioni, ha deciso di mettere a disposizione le proprie strutture per fornire assistenza e solidarietà immediata aprendo le nostre sedi ai nuovi profughi che arrivano e a coloro che, per effetto del decreto Sicurezza, devono essere cacciati dalle strutture di accoglienza (in bergamasca particolarmente numerose e nella maggior parte dei casi gestite con professionalità).

Chiediamo che anche in provincia di Bergamo, in attesa dei tempi – purtroppo non brevi – della pronuncia di incostituzionalità del decreto sicurezza richiesta da alcune Regioni, tutti i sindaci garantiscano ai richiedenti la residenza anagrafica, con la possibilità di fruire dei sevizi sanitari e sociali fondamentali, cioè un minimo di sicurezza senza il quale è impensabile qualsiasi percorso di integrazione.

Facciamo appello alla cittadinanza, alle forze politiche democratiche, alle organizzazioni sindacali, al mondo dell’associazionismo e del volontariato perché sia rafforzata la mobilitazione concreta in solidarietà di chi ne ha bisogno, sulla base dei principi e dei valori della nostra Costituzione. La ripresa di un percorso che riporti all’ordine del giorno il tema della giustizia sociale e del riscatto delle classi popolari dopo decenni di sconfitte e di immiserimento è impensabile se non si sconfigge contemporaneamente in modo radicale e totale la guerra fra i poveri che questo governo, ancor più dei precedenti, intende diffondere come prioritario strumento di consenso e di potere.

Rifondazione Comunista partecipa e invita a partecipare al presidio che su questi temi è stato indetto lunedì 7 gennaio alle ore 18.00 a Bergamo davanti al Comune (Piazza Matteotti)

Partito della Rifondazione Comunista

Bergamo Via Borgo Palazzo 84/g – tel. 035225034

rifondazionebergamo@yahoo.it – www.prcbergamo.it

Bergamo, 6 gennaio 2019.

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