Dossier Rynair, le vere ragioni dell’Harakiri.

Una triste storia di azzeramento dei diritti che vede come primi responsabili i governi europei

Perché Rynair ha fatto l’harakiri cancellando più di duemila voli e dicendosi pronta a pagare decine di milioni per riparare i danni subiti dai clienti? Per capire cosa sta accadendo bisogna fare un piccolo passo indietro. Qualche giorno fa c’è stata una sentenza della Corte di Giustizia europea sul trasporto aereo e la condizione dei lavoratori. La Corte ha stabilito che le controversie sul contratto di lavoro di un membro dell’equipaggio di cabina rientrano nella giurisdizione dei tribunali del paese da cui svolgono le proprie funzioni, non quelle di un paese come l’Irlanda che la compagnia aerea potrebbe scegliere per soddisfare i propri interessi. La sentenza nei casi di ‘Nogueira et al vs Crewlink’ (agenzia di assunzione di Ryanair) e di ‘Osacar vs Ryanair’, ha stabilito il diritto dei lavoratori naviganti del trasporto aereo di far riferimento alle leggi del paese dove lavorano. Ciò determina che un dipendente può citare il proprio datore di lavoro in un tribunale da lui considerato più vicino. Questo è un passo fondamentale per coloro che hanno bisogno di avviare un ricorso in materia di contratti individuali di lavoro. Apriti cielo!

La sentenza ha riunito diversi casi di membri dell’equipaggio di cabina del Belgio, della Spagna e del Portogallo, che avevano avuto problemi di occupazione (come casi di licenziamento illegali) con Ryanair/Crewlink, che dal canto loro avevano tentato di farli giudicare in Irlanda, indipendentemente paesi dove i membri dell’equipaggio vivono e lavorano.

La mossa del boss di Rynair quindi è chiara: o si recuperano le ore di ferie e riposi oppure si finisce in tribunale per un megaprocesso che vede schierati tutti i dipendenti della compagnia. Ma non è finita qui perché Rynair è comunque tallonata dalle altre compagnie pronte ad accogliere i piloti, ormai maturi ed esperti, che proprio non ne possono più di questo trattamento. Secondo il dirigente nazionale della Filt Cgil Nino Cortorillo “siamo arrivati al punto che si è programmata un’attività di volo senza prevedere che prima o poi quei lavoratori avrebbero avuto diritto ad un riposo che non può essere annullato”. “Ora che il trasporto aereo ha ripreso a crescere e le compagnie ad assumere – sostiene infine Cortorillo – Ryanair si accorge inoltre che i propri piloti possono andarsene dove le condizioni sono più vantaggiose e dove magari le ferie non sono una variabile di cui ci si può dimenticare”.

 

Per anni abbiamo visto in Ryanair la compagnia low -cost efficiente e onnipresente, capace di abbattere i costi e permettere a tutti\e di volare. Ma dietro a questa compagnia si nascondeva ben altro e solo una costosa e sapiente gestione del marchio ha occultato una realtà ben diversa, a tal proposito ricordiamo l’assenza di sindacato in una azienda che ha migliaia di addetti.

Ryanair scrive che questo blocco è funzionale al miglioramento della qualità dei servizi accrescendo la puntualità, giustificazione alquanto bizzarra visto che non si sopprimono centinaia di voli già prenotati (e con cause probabilmente intentate da privati e associazioni di consumatori), se l’obiettivo dichiarato è quello di offrire un servizio migliore. Le cause sono quindi ben altre: la pressione della compagnia irlandese sugli areoporti europei affinchè siano garantite migliori condizioni economiche e i richiami della Commissione europea al rispetto delle normative di sicurezza con piloti ed equipaggi con decine di ferie arretrati e un monte ore a credito sostanzioso.

Non siamo noi ma la Commissione europea a richiamare Ryanair al rispetto delle regole ripetutamente violate, sarebbe sufficiente assumere e rivedere i carichi di lavoro ma a quel punto la compagnia irlandese non sarebbe piu’ “competitiva ” sul mercato del low-cost.

 

Alcuni dipendenti, ovviamente nascosti dall’anonimato, raccontano un’altra verità; “siamo ridotti al ruolo di venditori di prodotti, non esiste formazione a aggiornamento per le lingue, sono i nostri stessi salari low coast, un sistema opprimente di controllo del singolo lavoratore il cui salario dipende dai like dei clienti”.

“Non esiste uno stipendio fisso, non si applica il contratto nazionale di riferimento, non ci sono voci accessorie, vengono retribuite le sole ore di volo e per questo siamo costretti a vendere i prodotti a bordo visto che un 10% arriva nelle tasche del venditore. Il contratto di lavoro è assai inferiore a quello delle altre compagnie, viene poi registrato in Irlanda o nel Regno Unito e parte dello stipendio tramutato in bonus, in agevolazioni per i voli. Piu’ lavori, piu’ guadagni, maggiori vendite di prodotti a bordo avrai tanto piu’ sarai pagato, non importa che tu sia professionale, che il tuo inglese sia impeccabile”.

“Lo stipendio è quello di un impiegato di medio\basso livello, perfino la divisa obbligatoria ha un costo scalato dalla busta paga, quando sei assunto attraverso test discutibili, sai che il corso di formazione dovrai pagartelo con i tuoi soldi e non costa poco perché varia da 2000 a 3000 euro. Il diritto alla formazione? Non esiste. Le normative che obbligano tra un turno e l’altro uno stacco di 11 ore salvo periodi eccezionali debitamente giustificati? Non rispettate, tanto la compagnia è irlandese. Ma i soldi che prende O’Leary (il capo della compagnia) dagli scali italiani, sono soldi italiani!. La copertura sanitaria? Nel Regno Unito e Irlanda esiste l’obbligo della assicurazione sanitaria che pesa un buon 15% della retribuzione ma meno della metà di questa cifra viene pagata dalla compagnia.

Queste testimonianze sono per altro documentate anche dalla rete che nel corso degli anni ha raccolto innumerevoli testimonianze. Non a caso sono insorti i sindacati quando Rynair ha parlato di acquisire pezzi di altre compagnie, la fama di una compagnia allergica al sindacato e alla contrattazione è del resto risaputa.
Chi lavora in Ryanair è soprattutto giovane, disposto a turni massacranti e a una esistenza precaria, lo scrivono su vari magazine numerosi dipendenti ed ex dipendenti dei quali in rete troverete innumerevoli testimonianze.

Il volo a basso costo se avvicina anche i redditi piu’ bassi alla navigazione è legato a condizioni di vita e lavorative\retributive alquanto precarie. Certo che anche la Giustizia italiana non è stata di aiuto per garantire maggiori diritti ai lavoratori, è di pochi mesi fa infatti una sentenza che consente alla compagnia di versare in Irlanda i contributi tra il 2006 e il 2010 dando torto ad un sindacato di base che aveva fatto ricorso e all’Inps che aveva quantificato in 9,4 milioni di euro i contributi sociali relativi a quel periodo. Ci piacerebbe sapere un domani il peso effettivo di questi contributi previdenziali e l’importo della pensione, di certo dietro l’immagine efficiente e moderna delle compagnie low coast si cela una realtà ben diversa che merita di essere approfondita così come vanno riviste le normative che permettono di pagare (alle multinazionali) nei paesi di origine dove la tassazione è più favorevole. E i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici? Un optional.
Una compagnia in queste condizioni ha dominato per più di un decennio il mercato del trasporto aereo. Dove erano i Governi?

 

Fabio Sebastiani, Federico Giusti

 

 

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