ASPETTANDO I BARBARI

ASPETTANDO I BARBARIuna poesia che è stata scritta da Kostantinos Kavafis (1863 – 1933) un poeta e giornalista greco. Questa è stata scritta in forma di dialogo, è permeata di ironia e, anche se parla della fine dell’impero romano, allude  alle ormai evidenti crisi interne degli imperi inglese e ottomano. Charles Simic, un altro poeta, la definì :  “una descrizione appropriata di ogni stato che ha bisogno di nemici, reali o immaginari, come una scusa perpetua”.

La poesia ha esattamente 119 anni, ma provate a sostituire il termine ” barbari ” con ” populisti ” : sembra il giornale di oggi.

 

ASPETTANDO I BARBARI 

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Oggi arrivano i barbari.

 

Perché mai tanta inerzia nel Senato?

E perché i senatori siedono e non fan leggi?

 

Oggi arrivano i barbari

Che leggi devon fare i senatori?

Quando verranno le faranno i barbari.

 

Perché l’imperatore s’è levato

così per tempo e sta, solenne, in trono,

alla porta maggiore, incoronato?

 

 

Oggi arrivano i barbari.

L’imperatore aspetta di ricevere

il loro capo. E anzi ha già disposto

l’offerta d’una pergamena. E là

gli ha scritto molti titoli ed epiteti.

 

Perché i nostri due consoli e i pretori

sono usciti stamani in toga rossa?

Perché i bracciali con tante ametiste,

gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?

Perché brandire le preziose mazze

coi bei caselli tutti d’oro e argento?

 

Oggi arrivano i barbari,

e questa roba fa impressione ai barbari.

 

Perché i valenti oratori non vengono

a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

 

Oggi arrivano i barbari:

sdegnano la retorica e le arringhe.

 

Perché d’un tratto questo smarrimento

ansioso? (I volti come si son fatti seri)

Perché rapidamente e strade e piazze

si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

 

S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.

Taluni sono giunti dai confini,

han detto che di barbari non ce ne sono più.

 

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?

Era una soluzione, quella gente.

 

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