Bretella Brebemi, guerra tra Gavio e Benetton: l’esito sarà un aumento dei pedaggi

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Lorenz Martini per Business Insider descrive la guerra tra Gavio e Benetton legata alle due autostrade che attraversano la Lombardia e la provincia di Bergamo: A4 e Brebemi, sottolineando come l’esito delle diatribe per gli automobilisti sia un aumento dei pedaggi.

Tra Gavio e Benetton volano gli stracci. Ad accendere lo scontro tra i due giganti delle autostrade è – di nuovo – la difficile coesistenza di Brebemi e A4. Questa volta non è questione di cartelli autostradali, come avvenne nel 2014, quando Autostrade per l’Italia (alias gruppo Atlantia, alias Benetton), concessionaria del tratto Milano-Brescia della A4, espose un cartello comparativo al casello di Brescia Ovest che riportava distanze e costi di A4 e Brebemi e che la A35 (cioè Gavio) ritenne lesivo tanto da presentare (invano) ricorso al tribunale di Brescia contro la cartellonistica “errata e fuorviante”. Non prima, però, di aver tappezzato la Piacenza Brescia di cartelli che “invitavano” gli automobilisti diretti a Linate a schifare la A4, invitandoli a utilizzare solo la A35: quelle erano solo schermaglie.

Oggi lo scontro è feroce e si gioca tutto nelle stanze del Tar lombardo, al quale Autostrade per l’Italia (Aspi) si è rivolto per bloccare la costruzione dell’interconnessione che dovrebbe unire A4 e A35 all’altezza di Brescia, i cui lavori dovrebbero iniziare a fine gennaio per terminare entro dicembre 2017.

La “piccola variante”, approvata dal Cipe nel maggio scorso, prevede la costruzione di una bretella lunga 5,6 km (il 10% della stessa Brebemi) che unisca la Tangenziale Sud di Brescia e la Provinciale 19 con la creazione di un casello a 11 piste in località Pianera e delle necessarie rampe di collegamento. Insomma, non si tratta di robetta. Costo totale: 47 milioni di euro, tutti a carico dello Stato.

Per Gavio, Cipe e Regione Lombardia, si tratta della ciliegina sulla torta in grado di far “spiccare definitivamente il volo” alla A35. “Con la bretella di collegamento di Brescia con la A4 si potrà considerare definitivamente concluso il lavoro sul tracciato Brescia-Bergamo-Milano”, aveva detto un raggiante Alessandro Sorte, assessore lombardo alle Infrastrutture a settembre 2015. Il Cipe, dal canto suo, aveva dato il via libera alla bretella considerandola il presupposto irrinunciabile per rendere sostenibile il nuovo piano economico presentato dalla società nel 2015, grazie al quale Brebemi ha ottenuto dallo Stato 260 milioni di defiscalizzazione (ai quali si sono aggiunti i 60 garantiti da Regione Lombardia) e il prolungamento della concessione di ulteriori sei anni.

Naturalmente, se per Gavio è manna dal cielo e i vertici della A35 ostentano la massima serenità (“Abbiamo fiducia nella giustizia. I lavori inizieranno nella seconda metà di gennaio e si concluderanno entro la fine del 2017”, ha dichiarato il presidente della A35, Francesco Bettoni), per Benetton, è fumo negli occhi. Tanto che gli avvocati di Aspi hanno preso carta e penna e hanno fatto ricorso al Tar, affermando che si tenta di far passare “come variante dell’opera affidata in concessione a Brebemi quella che è in realtà una nuova opera che modifica radicalmente la A35 così come assentita alla concessionaria autostradale all’esito della gara espletata nel 2001”.

In effetti il ragionamento fila: visto che Brebemi è entrata in esercizio il 23 luglio 2014, “nessuna variante può essere oggi introdotta ad un’opera già ultimata ed in esercizio”, scrivono i legali di A4Anche perché, se così fosse, ogni autostrada esistente potrebbe aggiungere nuovi “pezzetti” spacciandoli come “variante”. Inoltre, i legali hanno sottolineato come “la realizzazione dell’interconnessione costituisca una modifica sostanziale dell’oggetto della concessione originariamente posta in gara, avendo riguardo al fatto che essa non ha mai previsto di poter derivare il proprio traffico direttamente dalla A4”.

E concludono ricordando come la convenzione in essere tra Autostrade per l’Italia e Stato non preveda alcuna interconnessione tra A4 e A35 e che se “Aspi fosse stata a conoscenza dell’interconnessione diretta tra la A4 e la A35 e dei conseguenti effetti di sottrazione del traffico, avrebbe potuto concordare con il concedente un diverso piano di convalida con un conseguente differente profilo tariffario”. Tradotto: se avessimo saputo, avremmo chiesto a Roma più soldi.

La logica conseguenza di ciò, sebbene non scritta nel ricorso, è che se la bretella si farà, A4 potrà richiedere allo Stato un indennizzo per ogni veicolo che la abbandona a favore della A35, aumentando i suoi pedaggi, con l’antipatica conseguenza che sarà ancora il pubblico a tirare fuori i soldi. Tra l’altro, sembra che già negli uffici della holding guidata daGiovanni Castellucci abbiano fatto due calcoli e abbiano quantificato il danno in 20 milioni annui.

Se Benetton è contro la bretella perché gli succhia veicoli, Legambiente la combatte perché si mangerà altri 60 ettari di suolo tra i comuni di Travagliato, Castegnato, Cazzago San Martino, Ospitaletto e Roncadelle. Per l’associazione, firmataria di un altro ricorso al Tar contro la bretella depositato la vigilia di Natale, si tratterebbe poi di una nuova opera e, come tale, dovrebbe essere soggetta a gara per la concessione e a Valutazione di impatto ambientale.

Su un punto Benetton e ambientalisti per una volta concordano: il rischio che la nuova opera sia pensata solo pro-Brebemi: “Abbiamo il fondato sospetto che questo intervento supplementare serva solo a tamponare l’emorragia finanziaria di Brebemi”, ha detto il responsabile trasporti dell’associazione, Dario Balotta, il quale aggiunge “è paradossale che una società che ha chiuso il bilancio 2015 con un disavanzo di 69 milioni, che solo ad agosto scorso ha ottenuto un contributo pubblico complessivo di 320 milioni e che ha appena innalzato i pedaggi autostradali – nonostante fossero già più alti della concorrente A4 -, possa dar luogo a maggiori spese. Forse perché sa che in qualche modo il pubblico sarà costretto ad accollarsi tutti i suoi costi e i suoi debiti”.

Con buona pace dei Benetton, degli automobilisti e di tutti i contribuenti italiani.

 

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