Draghi nel vicolo cieco della battaglia monetaria contro la crisi e la deflazione. Cgil: “Il mostro si sta rafforzando”

Nell'infografica realizzata da Centimetri il "Quantitative easing" (allentamento quantitativo), ultimo strumento dopo gli acquisti di Abs e i maxi-finanziamenti Titro. ANSA/CENTIMETRI

Nell’infografica realizzata da Centimetri il “Quantitative easing” (allentamento quantitativo), ultimo strumento dopo gli acquisti di Abs e i maxi-finanziamenti Titro.
ANSA/CENTIMETRI


Aumento del Quantitative Easing fino a 80 miliardi al mese e azzeramento dei tassi. Così Mario Draghi tenta l’ultima disperata difesa contro la deflazione. Il taglio della stima del Pil dell’Eurozona all’1,4% conferma che l’Europa, sotto i livelli di crescita sia dell’Europa a 28 che degli USA, sta finendo davvero le forze. E’ evidente che con queste politiche di bilancio non si va lontano nella crescita e dopo aver visto che con due colpi di QE la situazione non si è riaggiustata ecco il “bombardamento atomico”: altra immissione di moneta in un sistema che non ha alcuna voglia di assorbire liquidità, a parte la Germania ovviamente.
L’obiettivo immediato di Francoforte non è più nemmeno quello della crescita, ma di impedire che i paesi con un debito considerevole sprofondino sotto il peso della deflazione, il cui primo effetto è proprio quello di complicare molto la vita a chi si trova in una posizione debitoria. E’ esattamente il motivo opposto, che porta ad investire chi si trova in una posizione di liquidità quando c’è inflazione.

“Le misure assunte dalla Bce, che vanno ben oltre quelle gia’ annunciate, dimostrano che la situazione dell’economia europea sta rapidamente peggiorando e che, nonostante i precedenti stimoli monetari, il mostro della deflazione si sta rafforzando”, commenta il segretario confederale Cgil Danilo Barbi.
Per il dirigente sindacale, la mossa di Draghi avra’ come unica efficacia quella di “frenare l’ulteriore peggioramento della situazione economica”, ma “non non sara’ sufficiente a rilanciare l’economia reale, una vera ripresa e non favorira’ l’aumento dell’occupazione”.
“Cio’ che manca e’ un cambiamento della politica economica europea. Ormai, e’ evidente – sottolinea Barbi – la necessita’ di investimenti pubblici senza i quali non cresceranno significativamente quelli privati”, cosi’ come sostenuto dalla Cgil nel suo Piano del Lavoro gia’ dal 2013.
“Se non si sosterra’ direttamente la domanda interna dell’eurozona – conclude il segretario confederale – anche le nuove misure della Bce saranno insufficienti, anzi svaluteranno l’euro rischiando di introdurre ulteriori svalutazioni nell’economia mondiale, a partire dalla moneta cinese”.

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